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Cioffi: “Gli ostacoli possono diventare opportunità”

Da Galatina ai grandi palchi, il cantautore salentino racconta un percorso costruito lontano dai talent show, tra radici, gavetta e la forza di trasformare ogni ostacolo in una nuova opportunità.

Andrea Cioffi, in arte Cioffi, è uno di quegli artisti che hanno costruito il proprio percorso un passo alla volta.
Nato a Galatina, ha iniziato a scrivere canzoni da adolescente, esibendosi prima nei locali e poi aprendo i concerti di artisti come Fabrizio Moro e The Kolors. Nel 2020 pubblica da indipendente Anima Fragile, il singolo che attira l’attenzione di Hokuto Empire e segna l’inizio del suo percorso discografico.

Negli anni successivi arrivano il primo album, il passaggio in Warner e il successo di Sola, la rilettura di Ti amo di Umberto Tozzi realizzata insieme a Mar Lucas.
Un traguardo importante, raggiunto senza passare dai talent show e scegliendo una strada più lunga, ma anche più consapevole. Nel suo percorso artistico c’è spazio anche per il dolore. Alla madre, scomparsa recentemente, ha dedicato i brani Laura e Insegnami a cadere: canzoni intime che oggi rappresentano un ponte tra la sua esperienza personale e quella di chi, ascoltandolo, ritrova nelle sue parole un pezzo della propria storia.

Perché hai scelto di chiamarti “Cioffi della gente”?

«Perché mi piace raccontare le storie di tutti i giorni, la bellezza delle piccole cose, l’amore e la vita nella maniera più semplice e sincera possibile. Il nome è nato quasi per scherzo, ma mi ci sono riconosciuto subito. Sul palco mi piace coinvolgere le persone, farle sentire parte di quello che succede.
Le canzoni, alla fine, smettono di essere tue e diventano di tutti.»

Nel 2020 pubblichi Anima Fragile, il tuo primo singolo indipendente.
Cosa rappresenta oggi quella canzone?

«Fino a quel momento la musica era qualcosa che viveva soprattutto nella mia cameretta. Anima Fragile è nata in pieno lockdown e l’ho pubblicata con pochissimi mezzi. Quando ho visto la risposta delle persone, ho capito che valeva la pena provarci davvero. Da lì ho deciso di trasferirmi prima a Roma e poi a Milano. È stata la scintilla che ha acceso tutto il resto.»

Il tuo percorso è stato diverso da quello di molti artisti della tua generazione: niente talent show, ma tanta gavetta. Guardandoti indietro, rifaresti questa scelta?

«Assolutamente sì. È stata una strada più lunga, ma mi ha permesso di crescere un passo alla volta e di vivere ogni traguardo con consapevolezza.
Ho avuto il tempo di conoscere le persone, di costruire un rapporto vero con chi ascolta la mia musica e di creare una comunità che è cresciuta insieme a me. I talent sono un acceleratore, io stesso ci ho provato ma oggi penso che il mio percorso mi abbia dato basi più solide: magari cresci più lentamente, ma hai più possibilità di creare qualcosa che resti nel tempo e che non si esaurisca nell’arco di una stagione.»

Hai dedicato a tua madre brani molto intensi come Laura e Insegnami a cadere. Quanto continua a essere presente nel tuo percorso?

«La musica mi ha aiutato a trasformare dolore in qualcosa di condiviso. Quando canto quei brani, so che davanti a me ci sono persone che hanno vissuto una perdita e che ritrovano nelle mie parole qualcosa di loro. Questo mi fa sentire meno solo. Mia madre continua a essere una presenza costante: mi manca ogni giorno, ma sento che è con me in tutto quello che faccio. Quello che è successo mi ha insegnato ad avere un rapporto diverso con il tempo e a dare valore a ogni momento.»

Come è nata Sola, la rilettura di Ti amo insieme a Mar Lucas?

«All’inizio ero persino scettico. Poi siamo entrati in studio e abbiamo capito che stava nascendo qualcosa di speciale. Il momento che non dimenticherò mai è la telefonata di Umberto Tozzi: era il giorno del mio compleanno e mi disse che il brano gli era piaciuto. È stato un regalo enorme.
Quando la canzone è uscita, è successo tutto molto velocemente, ma la soddisfazione più grande resta vedere migliaia di persone cantarla ai concerti.»

Dopo Sola è arrivata Farfalle, il nuovo singolo in duetto con Noemi. Che cosa ha significato per te lavorare con un’artista del suo calibro?

«Un sogno. Noemi è una delle artiste più forti del panorama italiano, ma quello che mi ha colpito di più è la persona che c’è dietro l’artista: è umile, disponibile, generosa. Quando abbiamo pensato a Farfalle, ci sembrava la voce perfetta per quel brano, ma non immaginavamo che avrebbe accettato così in fretta. Invece le è piaciuto subito e da lì è nato tutto. Condividere il palco con lei è qualcosa che ancora oggi faccio fatica a realizzare: oltre alla sua esperienza, mi ha insegnato tanto anche dal punto di vista umano.»

Che cosa hai imparato finora da questo percorso?

«Che bisogna continuare a crederci, anche quando la strada sembra più complicata del previsto. Gli ostacoli possono diventare opportunità, se impari a guardarli nel modo giusto. E poi ho capito che il successo non è solo quello che succede sul palco: è poter fare il lavoro che ami, circondato dalle persone giuste, senza perdere mai il contatto con chi sei e con il posto da cui vieni.»

@cioffidellagente

Elena Amante - © Riproduzione riservata

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