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La cura è premura
Il nuovo libro di Concita De Gregorio si muove nella realtà che l’autrice stessa ha dovuto vivere e ci fa entrare con un tocco lieve e intimo nell’incredibile e salvifico mondo dell’altruismo.
“Io lo so perché mi sono ammalata. So cosa mi ha fatto ammalare, Potrei persino dire: so chi mi ha fatto ammalare e quando è successo. Ma naturalmente questo non ha evidenza scientifica, me ne rendo conto.[…]
Anche se non ha evidenza scientifica, come lei dice, è vero…il suo corpo lo sa. Quello che sente è sempre vero. Il suo corpo come sono andate le cose lo sa. […] Un grande dolore emotivo, quindi psichico, tocca un tasto di quella consolle. Disattiva un circuito, genera un danno, provoca uno squilibrio. Il corpo si ammala”.
Ho provato a immaginare Concita De Gregorio davanti alla sua psicoterapeuta, anzi, oncoterapeuta, (dall’odioso prefisso). E ho avuto difficoltà a immaginare una donna e una professionista come lei, sempre sul pezzo, arguta, attenta, assumere un’aria titubante nel dialogo con la dottoressa. Titubante perché al centro del discorso, per una volta, era stata messa lei. “La cura” (Einaudi, 2026) è un libro in cui la malattia c’è, non si nasconde. Ma le persone che si muovono tra le pagine, la loro umanità, le loro esperienze, la mettono un po’ in ombra, dando spazio alla bellezza necessaria ad affrontare il dolore.
Vi avverto, il rischio di affezionarvi ad Angelina è altissimo; il desiderio di assaggiare le marmellate di Franca vi farà assaporare da lontano “il tempo nuovo” che a volte viene concesso come regalo preziosissimo; vi assalirà la voglia di parlare con Concita e di capire se la dolcezza del suo sguardo c’è sempre stata o è merito di quel ragazzino di 11 anni che allo specchio si è visto scheletrico con quei due segni sul petto “come due sorrisi storti”.
Di certo è incredibile quello che può rivelare la fragilità, di noi stessi e delle persone intorno a noi. Oserei dire che ci offre delle grandi opportunità, nonostante le tempeste che a volte siamo obbligati ad attraversare. Alla fine ci rendiamo conto che prendersi cura degli altri diventa un modo, forse l’unico più autentico, di prendersi cura di sé.
“La cura è premura, è controllo, è ordine. È un compito per chi la offre e per chi la riceve. È un viaggio, prima ancora che una meta. Sostituisce l’amore quando manca. Genera dipendenza”. Sottoscrivo, non posso fare altro.
La lettura è più che mai consigliata. Impossibile non immedesimarsi, per un motivo o per un altro, in almeno una delle situazioni descritte. Se vi scappa una lacrima, lasciatela andare senza rabbia o malinconia, ma con la gioia di aver avuto la conferma di quanto l’altruismo ci possa salvare.
Valentina Chittano - © Riproduzione riservata
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