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Memorie del transitare

Il corpo politico e lo sguardo deflagrato di Grace Martella

Qualcosa di intellegibile domina lo sguardo quando passa e ripassa le superfici fotografiche di Grace Martella.
Una deflagrazione visiva che più che fornirci risposte ci suggerisce molte domande. Probabilmente le stesse che dovremmo porci nel quotidiano quando incrociamo esistenze che la nostra società fatica a comprendere ma che, come nel caso di Grace, stanno definendo da sé i propri parametri di lettura e scrittura.

Un corpo di immagini che si sottrae ad ogni possibilità di riduzione, così come il corpo dell’artista stessa. Questo è Memorie del transitare, un progetto visivo che indaga il percorso di affermazione di genere di cui l’autrice inizia a fare esperienza come adolescente transgender nel Sud Italia, alla ricerca di rappresentazioni alternative ai canoni estetizzanti, feticci o forzatamente positivi sui corpi trans.

Offrendoci di attraversare eventi temporali come la nascita e l’adolescenza ma anche emotivi come la solitudine o la rabbia, lo spettatore si perde in una cosmogonia a volte luminosa a volte oscura che, aprendoci il suo spazio intimo, ci costringe a fare i conti con il nostro.

Allora è qui che sentiamo le nostre paure, pregiudizi, ritrosie. Ma anche empatia, vicinanza e osmosi con un corpo-luogo che tocca le corde della nostra memoria, di spazi conosciuti, di carne familiare alla nostra. Memorie del transitare è un pensiero che non chiede permesso di essere compreso, accettato o autorizzato.
È una vitale affermazione di sé, della necessità di mutare, cambiare pelle, forma. Grace Martella attraverso questa serie si stacca da tutto ciò che è prevedibile e ci lascia soli a riflettere sulle innumerevoli possibilità delle forme di esistere e della loro narrazione. Perché se il corpo è sempre politico, come le idee e le parole, lo sono anche e soprattutto le fotografie. In una contemporaneità invasa da immagini che sembrano aver compreso il mondo e offrircelo come trofeo trasparente e chiaro, Grace ci riporta alla necessità di silenzio, ascolto e sottrazione.

In un limbo che ogni persona dovrebbe concedersi come forma di possibilità di essere, di resistenza alla costante abitudine di etichettarsi ed etichettare, di strapparsi e uscire dal proprio quadro come Grace Martella e sparpagliarsi in infiniti mondi ostinatamente mutevoli.

@grace_martella

Alessia Rollo - © Riproduzione riservata

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